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PAESE CHE VAI GIOCHI CHE TROVI

LA RICERCA E' COMINCIATA !
Si invitano tutti i Sindaci e gli assessori alla cultura e tutti coloro che ne abbiano memoria, ad inviare al sito
GIOCHI DI STRADA tutti i giochi di strada che facevano da bambini ed una breve descrizione del proprio territorio,  scrivendo a presidente@giochidistrada.it oppure doracirulli@gmail.com
 

Secondo la leggenda, peraltro corroborata da teorie di illustri studiosi, Omero, il sommo poeta greco creatore dell’Iliade e dell’Odissea, non avrebbe conosciuto la scrittura. Sarebbe stato un poeta di oral poetry che, divenuto cieco, avrebbe declamato solo oralmente i suoi canti e le sue poesie, poi analogamente tramandati attraverso i secoli da ascoltatori e cantori, sino a trovare una forma scritta definitiva molto più tardi.
Dai tempi antichi, dunque, esiste la consuetudine di trasmettere di generazione in generazione usi e costumi delle proprie epoche. Taluni resistono all’usura del tempo: basta pensare alle rievocazioni storiche, le quali permettono di saldare il passato con il presente stabilendo un ponte tra l’originaria generazione e quelle che l’hanno seguita e le altre che la seguiranno, un ponte che ha un inizio certo, ma un termine al momento indefinibile. Tal altri sfioriscono progressivamente sino a scomparire del tutto perché schiacciati dalla modernità. Scompaiono così le tradizioni strettamente collegate alla cultura popolare, e con esse, la storia del Paese, inteso come Stato e non come piccolo centro abitato, perché la storia è strettamente collegata alla cultura popolare.
Tutto sembra sparito nel nulla finché un bel giorno un Qualcuno pensa di far rivivere una tradizione sepolta nel tempo. Non è una cosa facile perché occorre riandare nei luoghi ove quella tradizione nacque e per un certo tempo rimase in auge, ricercarne le origini, le motivazioni che ne furono alla base, i personaggi che più o meno vi sono stati legati, le cause che ne determinarono la scomparsa. Questo Qualcuno è una socia del Panathlon Club di Roma, la prof.ssa Dora Cirulli, ricercatrice all’Università di Tor Vergata che, con l’Associazione Dilettantistica Torre Angela in Roma di cui è Presidente, è da sempre impegnata nella ricerca e riscoperta di Giochi Antichi di Strada, giochi che ormai sono caduti completamente in disuso perché le strade, intasate dal traffico, hanno perso l’antico significato di luoghi di divertimenti per diventare occasione costante di pericolo. L’importanza dell’iniziativa è stata colta appieno dallo IUSM (Istituto Universitario Scienze Motorie) che, dallo scorso anno, ha istituito nel proprio corso di studi l’insegnamento dei GIOCHI di STRADA affidandolo alla stessa Cirulli. Sulla scia dello IUSM, nell’anno accademico in corso, l’Università di TOR VERGATA ha bandito un dottorato di ricerca, di cui la Cirulli è risultata vincitrice, nel corso di laurea di Scienze Motorie presso la facoltà di Medicina. Gli studenti vengono direttamente a contatto con la realtà dei giochi, attraverso esercitazioni pratiche e lezioni frontali in aula. L’iniziativa, lodevole sotto il profilo culturale, lo potrebbe risultare in un domani anche sotto il profilo pratico, soprattutto in un momento difficile come quello che si sta attraversando, con evidente crisi occupazionale e produttiva nel mondo del lavoro e scontento crescente tra i giovani per il loro più che incerto futuro. Infatti l’obiettivo è che il ruolo professionale del laureato in Scienze Motorie e Sportive possa essere valorizzato negli anni a venire attraverso l’individuazione e la valorizzazione di precise esigenze tra chi vuol conoscere il gioco di territorio e chi offre opportunità di sviluppo e di ricerca. Come dire che, in carenza di possibilità di lavoro, si inventano mestieri al fine di contrastare, sia pure in minima parte, la carenza stessa. Un occhio quindi alla cultura, ma un occhio anche al sociale.
Quali sono, dunque, questi GIOCHI di STRADA che si contrappongono ai nobili e seriosi giochi di salotto, Le Loro Maestà Bridge e Scacchi?
Sono giochi espressione del clima gioioso che si accompagna alla festa, quelli che esprimono un forte senso di appartenenza e di identificazione con abitudini, luoghi e ricorrenze delle nostre popolazioni. Sono giochi di tradizione delle varie città e dei vari paesi, non solo italiani, ma anche europei, riferibili a particolari eventi o feste locali, correlati alla tipicità del cibo ed alle modalità di vita. Sono giochi dei tempi in cui le campagne, non ancora sostituite da nuove case, erano feste di lavoro e di benessere, nelle città e nei paesi esistevano rapporti di buon vicinato e le persone si davano la mano, esisteva il cicaleccio sui pianerottoli, mentre oggi, prima di uscire, si guarda attraverso lo spioncino per essere certi di non incontrare alcuno, pochi erano i fortunati ad avere il telefono, e-mail e telefonini non erano presenti neppure nell’immaginazione di scienziati, erano tempi scanditi dalla familiarità e non dalla globalizzazione.
Tra i meno giovani chi non ricorda il battimuro (lancio di monetine o di tappi metallici di bottiglie contro un muro, vince che arriva più vicino), la nizza (con un bastone si colpisce un pezzo di legno cilindrico di pochi centimetri affusolato alle estremità, vince chi lo lancia più lontano), la morra cinese (carta-sasso-forbice, la forbice taglia la carta e vince, il sasso rompe la forbice e vince, la carta nasconde il sasso il vince), lo schiaffo del soldato (uno con un braccio sotto l’ascella e la mano distesa sopra la spalla, tutti gli altri pronti a sganciare lo schiaffo, il malcapitato rimane sotto mazzuola sino a che non ne individua l’autore - famosa la scena nel film “Avanti, c’è posto” degli Anni Quaranta con Aldo Fabrizi), campana, corda, aquilone, biglie, nascondino (in quale paese del mondo non si usa?), guardie e ladri, mercato delle bambole, fionda e chi più ne ha, più ne metta.
Erano giochi che tutti potevano svolgere, semplicemente ripetibili, di gruppo o individuali, che aggregavano e divertivano, giochi privi di trucchi. Ecco, la parola trucco evoca in antinomia i principi della correttezza. Trucco è infatti l’artificio con cui si altera la realtà per simulare quanto di fatto non esiste (vedasi il calciatore che si tuffa nell’area di rigore opposta dando ad intendere di essere caduto per colpa dell’avversario, mentre invece è caduto da solo). È di fatto un simulatore, un ipocrita che padre Dante mette nella sesta bolgia dell’Inferno, dove i condannati camminano sotto pesanti cappe dorate all’esterno, ma costituite di piombo, simbolo della doppiezza del loro modo di comportarsi nella vita, buono di fuori, cattivo di dentro. E poiché il PANATHLON ha come fiore all’occhiello, quale proprio segno distintivo, il FAIR PLAY, il Panathlon Club di Roma ha sempre appoggiato le iniziative della propria socia che da qualche anno organizza, preceduta da sontuosa conferenza stampa, una manifestazione interessante tutta la Via dei Fori Imperiali, dal Colosseo a Piazza Venezia, lungo l’intero arco di una giornata di primavera incipiente, per far riemergere dal dimenticatoio questi giochi, segno di sana rivalità in un clima gioioso di festa paesana. Lì, e solo lì, si possono incontrare intere famiglie con figli desiderosi di sapere e genitori pronti a soddisfare i loro desideri, certi che tutto si svolga e si svolgerà tranquillamente senza quelle cariche della polizia che, purtroppo, rendono i nostri stadi sempre meno frequentati.
Sarebbe quindi augurabile che i GIOCHI di STRADA possano essere lanciati anche nelle scuole elementari non tanto come materia di insegnamento, quanto come attività ludica, affinché sia data ai piccoli la possibilità di apprendere, giocando, che la correttezza nella forma e nella sostanza rappresenta la base dell’essere un buon cittadino, merce sempre più rara nel nostro mondo consumista e negligente nell’adempimento dei propri doveri.

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